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Zeppe: le origini insolite e come hanno attraversato i secoli senza perdere fascino

📅 17 Agosto 2026✍️ di Sandro Moretti⏱️ 6 min di lettura

Ti sarà capitato di chiederti perché le zeppe tornano puntuali ogni pochi anni, come un’amica affidabile che non delude mai. Alzano quanto basta, danno stabilità e raccontano una storia lunga secoli. Le ho viste passare, stagione dopo stagione, dietro il bancone del mio negozio in centro a Perugia: cambiano i materiali, variano le forme, ma quel misto di slancio e sicurezza resta uguale. E quando capisci da dove vengono, ti è più chiaro anche dove possono arrivare.

Dalle chopine alle calli: il primo passo

Le antenate più pittoresche delle zeppe sono le chopine, che spopolavano nelle città marinare tra Quattrocento e Seicento. Non erano un vezzo soltanto: servivano a sollevare i piedi dal fango e a dichiarare, senza troppi giri di parole, lo status sociale. Più alta era la chopine, più alto era il rango. Nella Venezia del Rinascimento, attraversare le calli con quelle strutture in sughero e legno significava muoversi su un piccolo palcoscenico ambulante.

Se ti sembra scomodo, hai ragione. Ma funzionava come quando metti i libri sotto una gamba del tavolo per non farlo traballare: si crea una base stabile comunque irregolare. Quelle piattaforme primitive, spesso rivestite di tessuti preziosi, hanno lasciato un’eredità chiara: l’idea che si possa guadagnare altezza distribuendo il peso su una superficie più ampia rispetto al classico tacco.

Nel tempo le chopine si sono smussate, alleggerite, adattate alle strade e alle mode. È il seme da cui germoglierà la zeppa moderna: meno teatrale, più camminabile, ma con lo stesso obiettivo di fondo.

Il Novecento ingegnoso: arte, cinema e scarsità

Il vero salto nel quotidiano arriva tra le due guerre. Lì la storia della moda incrocia l’inventiva dei calzolai e le ristrettezze dei materiali. Durante la Seconda guerra mondiale, con il cuoio razionato, si sperimentano sughero, legno e fibre di recupero. Salvatore Ferragamo, tra gli altri, intuisce che un “blocco” continuo sotto il piede può essere leggero e resistente se ben stratificato. Nasce così la zeppa moderna: una scultura funzionale, spesso in sughero, rivestita di pelle o tessuto.

Il cinema amplifica il fenomeno. Le dive le rendono desiderabili perché regalano statura senza chiedere l’equilibrismo del tacco a spillo. È un po’ come scegliere una bici con gomme più larghe: fai meno fatica a rimanere in sella. Dal gusto decorativo dell’Art déco agli anni Settanta, le zeppe si gonfiano, si colorano, cavalcano la musica e i pantaloni a zampa. Poi si sgonfiano e tornano minimal negli anni Novanta. Il pendolo dello stile continua a oscillare, ma la soluzione tecnica resta valida.

Comfort e biomeccanica in parole semplici

Perché, alla fine, le trovi comode? Perché la zeppa ridistribuisce il carico. Con un tacco sottile circa il 70% del peso va sull’avampiede. Con la zeppa, quella percentuale scende perché la superficie d’appoggio si allunga sotto l’intera pianta.

La chiave è la “pendenza” effettiva, cioè la differenza di altezza tra tallone e avampiede. Se hai 7 cm di tacco ma anche 3 cm di plateau davanti, la pendenza reale è di 4 cm. Il piede lo sente eccome. Funziona come quando inclini appena una rampa: più è dolce, meno sforzo fai. Per questo alcune zeppe risultano sorprendentemente gentili dopo ore in piedi.

Contano anche i materiali. Sughero ed EVA assorbono l’impatto, il legno sostiene ma non ammortizza, la gomma garantisce aderenza. Nel mio negozio ho visto insegnanti che reggevano il turno intero con una zeppa ben calibrata e crollavano dopo un’ora su un tacco sottile.

Guida rapida alla scelta

  • Controlla la pendenza: tra 3 e 5 cm è la fascia “camminabile” per la maggior parte dei piedi.
  • Cerca plateau anteriore morbido: riduce la pressione sui metatarsi nelle giornate lunghe.
  • Preferisci cinturini alla caviglia o T-bar se ti serve stabilità; senza, avrai più libertà ma meno ancoraggio.
  • Scegli suole con grip: scanalature o mescole gommate evitano scivolate su pavimenti lisci.
  • Valuta il materiale: sughero leggero per l’estate, micro sughero o EVA per comfort, legno solo se sei abituata a un appoggio più rigido.
  • Provale a fine giornata: il piede è più gonfio e avrai una misura realistica.
  • Guarda cuciture e incollaggio: una zeppa ben rifinita non lascia fessure tra tomaia e suola.

Abbinamenti che funzionano davvero

Le zeppe si infilano bene nella vita di tutti i giorni perché dialogano con molti capi senza rubare la scena. Con i jeans dritti danno quell’idea di gamba che si allunga “senza sforzo”. Con gli abiti midi spostano visivamente il baricentro in alto e in avanti, alleggerendo la figura. Se sei bassa di statura, una zeppa color pelle con punta leggermente affusolata crea continuità e slancia.

Nell’estivo, corda e juta richiamano la spiaggia anche in città. Funzionano con camicie di lino e gonne a portafoglio. In autunno, pelle cerata e gomma scura si legano a trench e pantaloni culotte. Se temi l’effetto “pesante”, scegli modelli con profilo scavato lateralmente: l’ombra lungo la zeppa fa sembrare tutto più snello, come quando una giacca ben tagliata assottiglia la vita.

Colori? Il cuoio naturale è il jolly. Nero per la sera, ma prova anche verde oliva o blu petrolio: sono neutri sofisticati che si abbinano più di quanto pensi.

Materiali, etica e il domani delle zeppe

Oggi la sfida è tenere insieme estetica e responsabilità. Il sughero rigenerato riduce gli sprechi e resta leggero. Le corde in lino e canapa certificata sostituiscono progressivamente la juta non tracciata. Nelle suole compaiono mescole bio-based, a base di oli vegetali, che tagliano l’uso di derivati del petrolio.

Molti brand lavorano su colle a basso contenuto di solventi e su tomaie in pelle conciata al vegetale o in alternative come microfibre riciclate. Non è marketing: lo senti all’odore meno pungente dei materiali e lo vedi nelle finiture più pulite. In negozio, l’ho notato quando alcuni modelli hanno iniziato a reggere meglio l’umidità senza screpolarsi, segno di trattamenti più rispettosi.

La trasparenza della filiera diventa un criterio di scelta. Etichette chiare su provenienza e riparabilità fanno la differenza. Se puoi sostituire il sottopiede o rifare il rivestimento della zeppa, allunghi la vita della scarpa e riduci l’impronta. È la stessa logica di una buona giacca con fodera smontabile: la usi di più e butti di meno.

Un’icona che non invecchia

Le zeppe resistono perché risolvono un problema semplice: alzarsi senza perdere l’equilibrio. Dopo secoli, la formula continua a funzionare. Ogni tanto cambiano pelle, si alleggeriscono, si fanno sculture o tornano essenziali. Ma l’idea di base è la stessa che portava le dame tra le calli e le dive sul set.

Quando le provi, ascolta il corpo: se il passo è naturale e il tallone non scappa, sei sulla strada giusta. E ricordati che lo stile migliore, come una buona zeppa, distribuisce bene il peso tra estetica e funzionalità. È così che certi oggetti attraversano i secoli: non urlano, ma non smettono mai di essere utili.

Sandro Moretti

Sandro Moretti ha gestito un negozio di scarpe da uomo nel centro di Perugia per vent'anni, osservando il cambiamento dei gusti e delle esigenze dei clienti. Appassionato di storia della moda, scrive approfondimenti sulle evoluzioni stilistiche e funzionali delle calzature.

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