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Quando si sono usate per la prima volta le scarpe da ginnastica? L’episodio che ha cambiato la storia del comfort

📅 15 Agosto 2026✍️ di Giuliano Rasi⏱️ 4 min di lettura

Immagina di essere a Londra, nel 1851. L’Esposizione Universale è appena inaugurata, e mentre le signore in crinolina sfilano sui pavimenti di cristallo, uno dei presenti inizia a notare qualcosa di strano: alcuni visitatori indossano scarpe che non assomigliano a nulla di visto prima. Non sono gli stivali rigidi dell’epoca, non sono le eleganti scarpette da balletto. Sono scarpe con suole di gomma, più leggere, più flessibili, quasi… comode. In quel momento, senza che nessuno lo sapesse, stava per iniziare una rivoluzione che avrebbe cambiato il modo in cui camminiamo per sempre.

Le origini nascoste della scarpa sportiva

La vera storia delle scarpe da ginnastica non inizia negli anni Novanta nelle sneaker store di Manhattan, né nei negozi di sport moderni. Inizia molto prima, in un’epoca in cui il concetto stesso di “comfort” era praticamente estraneo alla moda. Nel XIX secolo, le scarpe erano principalmente due cose: strumenti di distinzione sociale oppure attrezzi da lavoro. L’idea che una scarpa potesse essere contemporaneamente funzionale e gradevole da indossare era quasi eretica.

Fu nel 1844 che il brasiliano José da Silva Miranda brevettò le prime “sapatos de borracha”, scarpe con suola in gomma da plantare. Non erano ancora le sneaker come le conosciamo oggi, ma rappresentavano il primo passo verso l’integrazione della gomma nelle calzature. La gomma, come material, aveva appena iniziato il suo viaggio nel mondo occidentale, importata dall’America latina con grande fatica.

Tuttavia, la vera svolta arrivò quando la tecnologia della vulcanizzazione della gomma divenne accessibile e affidabile. Questo passaggio, che sembrerebbe tecnico e noioso, fu in realtà monumentale. Grazie a processi di produzione migliori, le suole in gomma non si degradavano più rapidamente sotto il calore e l’umidità. Potevano durare. Potevano essere indossate con regolarità.

Il momento che ha cambiato tutto: il 1862 e le Plimsoll

Se dovessi indicare un episodio preciso che ha trasformato le scarpe in qualcosa che assomigliava a ciò che oggi riconosciamo come sneaker, dovrei portarti in Inghilterra, a Liverpool, nel 1862. Fu lì che le “Plimsoll” fecero la loro apparizione. Erano scarpe realizzate con una tela di cotone e una suola di gomma vulcanizzata, principalmente pensate per il tennis e le attività sul campo. Il nome Plimsoll ha un’origine curiosa: secondo una leggenda, derivava dal waterline delle navi Plimsoll, perché la linea tra la tela e la gomma ricordava appunto il bordo di galleggiamento di una nave.

Queste scarpe erano rivoluzionarie perché rappresentavano il primo tentativo di creare un’amica del piede che non fosse un compromesso. Non erano così rigide da mutilarsi i piedi come facevano gli stivali vittoriani. Non erano scarpe da lavoro pesante. Erano semplicemente… comode. E incredibilmente, questa comodità non era un difetto morale, come molti credevano all’epoca, ma un pregio.

Le Plimsoll si diffusero rapidamente tra gli sportivi britannici, in particolare i tennisti. Il tennis era uno sport in rapida crescita, praticato dalla borghesia urbana con un certo rigore. Indossare le giuste scarpe divenne quasi un codice di condotta. E improvvisamente, il comfort non era più una caratteristica deprecabile, ma una necessità riconosciuta.

L’evoluzione verso il moderno e il ruolo del Capitalismo industriale

Quello che accadde nei decenni successivi al 1862 fu una progressione quasi logica, sebbene nessuno potesse davvero prevederla. Mentre il XIX secolo virava verso il XX, altre innovazioni iniziarono ad accumularsi. Nel 1917, la Converse All Star fu lanciata come scarpa da basket. Nel 1936, la Dassler Sportschuhfabrik, che sarebbe diventata Adidas, creò scarpe specializzate per corridori e atleti.

Questi brand non stavano semplicemente creando scarpe. Stavano costruendo una narrativa attorno al concetto che la performance e il benessere fisico dovevano essere supportati dalla tecnologia indossabile. Stavano dicendo ai consumatori, in modo sottile ma pervasivo, che la qualità della scarpa poteva influenzare il risultato dello sforzo.

Il vero cambio paradigmatico, però, si verificò quando le scarpe sportive iniziarono a essere indossate al di fuori dello sport. Negli anni Cinquanta e Sessanta, le sneaker iniziarono a comparire nelle strade delle città, indossate da persone che non avevano nessuna intenzione di giocare a tennis o a basket. Erano comode, erano pratiche, ed erano anche, in un certo senso, un simbolo di modernità e libertà.

Il comfort come diritto

Quando penso a questa evoluzione, da quell’uomo vittoriano in 1851 che notava qualcosa di strano in piedi, fino ai nostri giorni in cui indossare sneaker è la norma, mi stupisce sempre la stessa cosa: il comfort è stato riconosciuto come un diritto umano legittimo solo relativamente di recente. Per quasi tutta la storia umana, le persone accettavano di soffrire per motivi di estetica o di status sociale.

Le scarpe da ginnastica rappresentano una rottura totale con questa tradizione. Non erano uno status symbol che richiedeva sofferenza; erano uno status symbol che prometteva sollievo. Erano democratiche, perché mentre un paio di scarpe eleganti poteva costare una fortuna, le sneaker relativamente economiche potevano essere accessibili a più persone.

Oggi, quando disegno scarpe per i brand con cui collaboro, tendo sempre a partire da questo insegnamento: il comfort non è un compromesso. Non è qualcosa da aggiungere solo se rimane spazio. È il fondamento su cui costruire. Quella lezione che abbiamo imparato nel 1862, quando le Plimsoll hanno dimostrato che una scarpa poteva essere funzionale, bella e confortevole allo stesso tempo, rimane ancora valida.

La scarpa da ginnastica, in definitiva, è l’episodio che ha insegnato alla moda che il nostro corpo, non il nostro status, dovrebbe essere il primo cliente.

Giuliano Rasi

Giuliano Rasi ha lavorato come consulente per diversi brand emergenti italiani, aiutandoli a sviluppare linee di scarpe per il pubblico giovane. Scrive rubriche su accessori e abbinamenti di tendenza, prediligendo uno stile fresco e accessibile.

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